Una pizza con le suore di Madre Teresa

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Ogni mese, un gruppo di studenti e adulti del movimento si ritrova presso la casa delle suore di Madre Teresa di Calcutta per preparare e servire un pasto ai senzatetto e a chi vive situazioni di forte bisogno. Non si tratta solo di distribuire cibo: è un tempo condiviso, fatto di volti, nomi, storie ascoltate spesso in piedi, di fretta, ma che piano piano diventano familiari.

All’inizio il rapporto con le suore non è stato semplice. Ci sono apparse subito molto pratiche, rigorose, attente a ogni dettaglio. A tratti perfino fredde. Il loro modo di lavorare non lasciava spazio all’improvvisazione: tutto doveva essere fatto bene, nel modo giusto, perché al centro non c’eravamo noi, ma chi arrivava a chiedere aiuto. Noi eravamo lì per servire, non per sentirci buoni.

Col passare dei mesi qualcosa è cambiato. Dietro quella disciplina abbiamo iniziato a scoprire una dedizione totale e silenziosa, una cura instancabile per ogni persona che bussava alla porta. E, quasi senza accorgercene, è nato un rapporto di fiducia e affetto reciproco. La caritativa ha smesso di essere un gesto mensile, una parentesi di bene dentro un mondo che sembra andare altrove. È diventata un cammino condiviso: tra noi ragazzi e le suore.

Ci siamo accorti che il punto non era “fare qualcosa per gli altri”, ma lasciarci coinvolgere, imparare uno sguardo diverso, più attento e più vero. Essere presenti, ascoltare, lasciarsi correggere. Diventare protagonisti non nel fare, ma nello stare.

Da questo clima è nata l’idea di Manu: preparare una serata a base di pizza per gli ospiti della casa. Un gesto semplice, ma capace di trasformare un pasto in una festa. Manu si è rivolto a me per l’organizzazione e io ho risposto di sì. Ci siamo messi al lavoro: turni, ingredienti, impasti, forni, volontari. Tutto pronto. Poi però, pochi giorni prima dell’evento, mi sono ammalato. Febbre alta, debolezza. Vedere il lavoro andare avanti senza poter contribuire in maniera totale non è stato facile. Dentro di me si è affacciata la solita tentazione: sentirsi indispensabili, pensare che senza il nostro contributo le cose non possano riuscire.

In quei giorni mi sono tornate alla mente le parole di De Gasperi alla figlia: «Adesso ho fatto tutto ciò ch’era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l’oggetto della propria passione incompiuto».

La pizzata è stata una festa, dove ho constatato di nuovo che dobbiamo continuare a cadere per imparare, che i miracoli non li facciamo noi. A noi è chiesto solo di dire di sì, di metterci a disposizione. Il resto lo costruisce il Signore, spesso proprio attraverso la nostra debolezza.

E forse questa è la cosa più liberante: scoprire che il bene non dipende dalla nostra bravura, ma passa attraverso la nostra disponibilità. Noi non siamo il centro di nulla; siamo strumenti. E proprio così può nascere qualcosa di più grande delle nostre idee e dei nostri progetti: una compagnia umana che si prende cura dei più fragili senza far rumore.

Quella pizzata, che io temevo di perdere, è diventata invece una lezione personale: anche quando siamo costretti a fermarci, il bene continua. E forse è proprio questo che ci tiene dentro a questa esperienza mese dopo mese: scoprire che, servendo, siamo noi per primi a essere serviti.

La caritativa ad Amsterdam non risolve i problemi del mondo. Ma cambia il nostro modo di stare nel mondo. Anche ora che sono tornato in Italia infortunato e fermo a casa per una caduta in bicicletta, so che sono stato chiamato a dare una mano là tanto qua nelle condizioni date, obbedendo alla realtà cercando di amarla ed abbracciarla come sono stato voluto tante volte io.

Carlo, Amsterdam

Fonte: Una pizza con le suore di Madre Teresa – Comunione e Liberazione – Sito ufficiale