Al presidente del Banco Alimentare della Puglia l’onorificenza della Repubblica: «Non un merito personale, ma il riconoscimento pubblico di ciò che ha cambiato la mia vita e da cui nasce tutto l’aiuto che diamo»
Da diversi anni sono presidente del Banco Alimentare della Puglia. Ogni giorno, insieme a tanti volontari, recuperiamo cibo destinato allo spreco e lo distribuiamo a circa 44mila persone bisognose. Nel 2024 partecipai, a Taranto, a una cerimonia dove il prefetto Paola Dessì consegnò un riconoscimento al Banco Alimentare per l’attività svolta sul territorio. Durante il suo intervento disse una frase che non ho più dimenticato: ricordò che il valore della singola persona deve restare sempre al centro, anche nell’esercizio di un ruolo istituzionale importante come il suo.
Quelle parole mi colpirono perché descrivevano esattamente ciò che vedo accadere ogni giorno: il bisogno materiale è reale, urgente, ma insieme al pane le persone cercano uno sguardo, qualcuno che le consideri.
Alla fine della cerimonia, salutai il Prefetto e le raccontai che l’origine di quello che facciamo nasce dall’incontro con il movimento di Comunione e Liberazione. Le dissi che il Banco Alimentare, per molti di noi, non è semplicemente volontariato: è il frutto di un’educazione ricevuta, di un’esperienza umana e cristiana che ci ha insegnato a guardare i bisogni degli altri come parte della nostra vita. La invitai quindi a visitare il magazzino di Taranto per incontrare i volontari.
Nonostante i tanti impegni istituzionali, quell’invito non cadde nel vuoto. Dopo circa due mesi, infatti, arrivò la telefonata della sua segreteria: il Prefetto desiderava venire a trovarci.
Quel giorno, invitammo anche alcuni studenti che avevano partecipato alla Colletta Alimentare e con i quali stavamo condividendo un percorso di formazione scuola-lavoro. Furono proprio loro a rendere quell’incontro ancora più significativo. Una ragazza, Lucia, raccontò di essere rimasta sorpresa vedendo tante persone desiderose di aiutare gratuitamente, perché pensava che una disponibilità così fosse ormai rara. Disse anche che avrebbe voluto raccontare ai suoi amici la bellezza incontrata in quell’esperienza.
Mentre ascoltavo quelle parole, guardavo il Prefetto. Mi sembrava colpita non tanto dalla nostra organizzazione, ma da ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi: persone diverse per età, ruoli e storie unite da una gratuità inattesa.
Alla fine della visita, mi ringraziò e chiese alla segreteria i miei dati anagrafici. Non capii il motivo e non diedi troppo peso alla cosa.
Poi, la scorsa settimana, è arrivata una comunicazione ufficiale: con decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono stato nominato Cavaliere della Repubblica. La distinzione onorifica sarà conferita il 2 giugno 2026, in occasione dell’80° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana, durante la cerimonia ufficiale che si terrà a Taranto.
Da allora continuo a farmi una domanda: che cosa ha visto davvero il Prefetto quel giorno? Credo qualcosa che anch’io continuo a scoprire ogni giorno: quando un uomo incontra qualcosa di vero, la sua vita cambia e diventa più capace di condividere il bisogno degli altri. Ha visto un bene possibile. Ha visto persone che, pur con tutti i loro limiti, cercano di vivere prendendo sul serio il dolore e il bisogno di chi incontrano.
Per quanto mi riguarda, so bene che tutto questo non nasce da una mia capacità. Nasce dall’incontro che ha cambiato la mia vita e dalla compagnia umana che continuo a vivere nel movimento di Comunione e Liberazione.
Per questo il sentimento più forte che provo oggi è soltanto la gratitudine. Grazie don Giussani.
Luigi, Taranto
Fonte: Cavaliere di gratitudine – Comunione e Liberazione – Sito ufficiale

