Rimini. La spiaggia che accoglie (e libera) tutti

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Uno stabilimento balneare speciale nel cuore della cittadina romagnola, gratuito e dedicato alle persone con disabilità. Il coordinatore del progetto racconta come è nato. E cosa vede accadere ogni giorno tra sabbia e passerelle

A Rimini, nella spiaggia libera di Marina centro, a pochi passi da dove papa Leone celebrerà la Messa dopo la visita al Meeting e ai malati in Duomo, abbiamo incontrato una piccola oasi di pace e di autentica umanità. Una perla, nel grigiore di un mondo che spesso cede a quella cultura dello scarto che papa Francesco ha così fortemente denunciato. Si tratta di uno stabilimento balneare speciale, un progetto lanciato dal Comune di Rimini che ha fornito valide strutture e ha messo a concorso la gestione. Un esempio di reale sussidiarietà, in un’area che necessitava di essere valorizzata. È stata scelta una modalità davvero rara, specie in una città di mare, ovviamente tesa a sfruttare tutti gli spazi per moltiplicare presenze e fatturato. Entrando nei gazebo di Spiaggia Libera Tutti subito colpisce l’ordine. Non è un caso che Giacomo Morigi, pedagogista ed educatore professionale, nonché coordinatore del progetto, lo troviamo mentre spazza la passerella. Ci invita ad accomodarci promettendo di arrivare subito. Non è un dettaglio. Nell’intervista ci dirà: «Una passerella pulita è il primo modo per far sentire accolti i nostri ospiti». 

Giacomo, come funziona il vostro progetto?

In questi spazi, noi garantiamo la possibilità a persone disabili di poter accedere gratuitamente alla spiaggia, cosa per nulla semplice per chi vive in carrozzina o presenta patologie più gravi. Grazie a questi 16 gazebo, alcuni dei quali dotati di prese elettriche per ricaricare i supporti medici, a docce ampie, calde e a misura di disabile, che gestiamo garantendo pulizia e privacy, a una passerella che arriva fino al mare (fino all’ultimo tratto mediante la parte mobile che stendiamo ogni mattina) e a speciali carrozzine, persone che vivrebbero chiuse in casa o in struttura possono ritrovare il gusto di stare al sole e di fare il bagno. 

Come siete arrivati a gestire questo spazio e chi siete?

Ho saputo del bando per caso e subito l’ho proposto a Valerio Tomaselli, responsabile della cooperativa Amici di Gigi, che accoglie giovani in difficoltà e di cui sono operatore da sei anni. Il progetto per il bando l’abbiamo poi stilato insieme ad altre cooperative: Service Web, che gestisce realtà educative e centri estivi, In Opera, che permette a persone in difficoltà di reinserirsi nel mondo del lavoro, Rimin up, una società sportiva, e il Club Nautico Rimini. Ognuno contribuisce con le proprie specificità, rendendo le nostre giornate una proposta ricca di eventi e iniziative. Ma il cuore della proposta è sostanzialmente un altro. 

Quale?

È l’accoglienza, ovvero creare comunità. Noi offriamo la possibilità a persone disabili di accedere alla spiaggia e al mare. Però ci siamo accorti che il bisogno vero di queste persone è semplicemente quello di essere accolti. Accolti così come sono. In fondo è il desiderio di tutti ed è al cuore della nascita di Amici di Gigi. Noi qui abbiamo questo compito: far diventare l’accoglienza il fattore centrale, un fattore pubblico capace di cambiare per qualche tratto la vita di persone altrimenti destinate alla solitudine o a un “di meno”. Proprio per questo, tanti vengono anche solo per poter condividere pezzi della loro storia, per parlare con noi e con gli altri ospiti. Questi tavoli, prima di arrivare ai gazebo, diventano un luogo di incontro e di ascolto. Si gioca a carte, si parla, si prende un caffè. 

Come funziona la giornata? Come è possibile accedere?

L’accesso è gratuito previa prenotazione. Il nostro primo lavoro, oltre a prenderci cura del luogo perché sia bello e accogliente, è gestire le prenotazioni. Siamo sempre in overbooking, per cui è un po’ un delirio (lo scorso anno mille prenotazioni per 5mila presenze), ma l’intento è davvero accontentare più persone possibile. Poi, se un ospite vuole andare in mare, un nostro operatore (siamo sempre almeno tre compresenti, più i volontari) si occupa di tutto. Abbiamo carrozzine speciali che galleggiano e che permettono davvero a tutti di andare in acqua. 

Mi parlavi di incontri e racconti.

Un giorno è arrivato un signore in carrozzella, molto sulle sue e un po’ scontroso, e ha preso posto. Dopo un po’ siamo andati a chiedergli se volesse fare il bagno e lui rifiuta. Durante la giornata glielo chiediamo ancora e lui niente, ma la moglie gli dice: «Ma vai! Te l’han chiesto tre volte!».  Allora si convince. Una volta in acqua scoppia in un pianto irrefrenabile. Gli chiedo come mai, se avessi fatto qualcosa di male, e mi dice: «Erano 27 anni che non potevo fare il bagno in mare», e chiede il cellulare per videochiamare i suoi figli. Ci sono cose belle della vita che è giusto condividere, specie con chi è meno fortunato. Ma soprattutto c’è la possibilità di incontrare persone che altrimenti non avresti mai incontrato. Ho in mente tanti che vengono qui perché tremendamente soli e che raccontano drammi profondi, fino a confessare esperienze decisamente intime, alcune anche risolte insieme. Aver posto l’accoglienza come cuore della nostra iniziativa ha reso questa spiaggia un luogo di incontro per tanti. 

Come nasce in te la spinta verso questa accoglienza a 360 gradi?

Percepire la vita come donata è il punto che fa nascere tutto ed è senza dubbio una esperienza che nasce dalla fede. Il mio cammino personale, nella scelta non facile degli studi, mi ha portato a pensare che quello che desidero veramente fare nella vita è costruire relazioni, fare comunità. Poi è diventato il mio lavoro. 

Il dialogo con Giacomo è interrotto da tante richieste degli ospiti e da imprevisti siparietti. Giacomo ci fa incontrare poi Giuseppe, da due anni immobilizzato nella parte destra del corpo e per lungo tempo neppure in grado di camminare. Già dall’anno scorso è ospite fisso a Spiaggia Libera Tutti.

Giuseppe perché siete qui?

Ero destinato a rimanere chiuso in casa e invece sono tornato a vedere e vivere il mare. Ma qui, ho trovato qualcosa di più.

Cosa?

Una famiglia. Siamo una famiglia. Ci sentiamo accolti e mai durante il giorno siamo abbandonati. 

Incalza la moglie: Pensi che giorni fa avevo lasciato la macchina un po’ lontano e non volendo prendere la carrozzina, ingombrante, venivamo passo dopo passo col bastone, a fatica. I ragazzi ci hanno visto e hanno preso una loro carrozzina e ci sono venuti incontro. Siamo accolti in tutto. Per mio marito stare qui è la cura più importante. È cambiato. Ha fatto progressi enormi che da soli non riuscivamo a fare. 

Fonte: Rimini. La spiaggia che accoglie (e libera) tutti – Comunione e Liberazione – Sito ufficiale